Ottocentosettantuno giorni. Tanti ne saranno trascorsi, quando verrà dato il “Pronti, a voi!” del 57° Gran Premio Giovanissimi “Renzo Nostini” - Trofeo Kinder Joy of Moving, dall’ultima volta che Riccione ha visto assegnare un titolo italiano Under 14. Era il 22 maggio del 2019. Sconosciuti e inimmaginabili, i tempi peggiori della nostra vita sarebbero arrivati qualche mese più tardi, raccontati da parole che avrebbero in fretta invaso la nostra quotidianità: Covid, pandemia e lockdown, bollettini, ospedali, mascherine, distanziamento e ora vaccini, Green Pass, voglia di riprenderci una normalità da riconquistare un passo per volta, con quel senso di responsabilità che da sempre governa la scherma, uno sport che insegna regole da rispettare prima che azioni per (provare a) vincere.

 

Così, a quasi due anni e mezzo dall’ultima stoccata in un GPG, il PlayHall di Riccione, già location una primavera fa della ripresa nazionale di Cadetti e Giovani, tornerà ad accogliere, dal 9 al 19 ottobre prossimi, la più grande festa della scherma italiana. Con rigidi protocolli da osservare e con restrizioni, vero, insomma tuttora costretti a sacrificare tanto sull’altare della situazione sanitaria, però si riparte. E pur con tutte le anomalie del caso, figlie dei tempi, il Gran Premio Giovanissimi “Renzo Nostini” - Trofeo Kinder Joy of Moving 2021 promette d’avvolgere e travolgere ogni innamorato della scherma con la rara intensità delle sue emozioni di sempre. Un’onda d’entusiasmo cavalcata da generazioni di schermidori e da un’altra infinita moltitudine di gente d’ogni età che in più di mezzo secolo di storia son rimasti incantati da questa magia autentica.

 

È tempo di GPG, ed è “il tuo momento”.

 

Sei un atleta, ed è scoccata l’ora di tornare su quelle pedane che sono partenza, viaggio e meta nello stesso attimo in cui le consumi con passi avanti e passi indietro alla ricerca della “misura” per andare a bersaglio. A scuola hai detto che per un paio di giorni non ci sarai, ché c’è “La Gara” e i tuoi insegnanti hanno capito quanto conti, per te, esserci. Un po’ come se fosse la tua piccola Olimpiade. Sanno che l’hai attesa - stavolta - più a lungo d’un compleanno, che l’hai preparata senza risparmiarti, dividendoti tra compiti e assalti, le lezioni in classe e quelle in palestra, perché doveri e passioni non sono mai in antitesi, e se vissuti con responsabilità e amore camminano sempre a braccetto. Sei tu che li porti a spasso. Un libro nella sacca con le armi, un guanto nello zaino in mezzo ai quaderni. Roba tua. La vita che ti sei scelto già da piccolo, e che - se pensi alla retorica chiudi il link e cambia pagina - ti renderanno l’uomo e la donna che diventerai. Sai che sarà dura, che alla fine vincerà uno soltanto, e però lo spirito che “La Gara” insegna dalla notte dei tempi è che tutti sarete protagonisti, dal primo all’ultimo. E che più d’ogni altra cosa conta esserne parte, insieme a tanti coetanei provenienti da ogni dove. Volti, accenti e vissuti diversi che si mischiano in quel parterre in cui tutti sembrano uguali e invece sono diversi, dove nascono amicizie e sani antagonismi, e ci si dà appuntamenti: prima in pedana, e vediamo chi vince, ma a seguire magari altrove, “io a casa tua e tu a casa a casa mia”, perché dopo aver fatto il saluto e messa via la maschera, disarmati, occhi negli occhi, cominciano i rapporti veri, e non è improbabile immaginare che possano far lunga strada. Poi la scherma, è chiaro, dà i suoi verdetti: una stoccata esce, un’altra va a segno, un avversario è fortissimo e un altro lo si batte, però quella è una “micro-storia”, parte d’una storia più grande ch’è fatta d’agonismo, divertimento e condivisione. E che non è schiava d’alcun risultato.

 

Sei un genitore, e la tua emozione un po’ devi trattenerla. Lo sai ch’è solo un gioco, ma ti ci senti dentro. Sei il primo tifoso di tuo figlio, e farai la tua parte con lo stile e la sobrietà che, fin dal principio, lo sport che hai scelto con e per il tuo bimbo vi ha trasmesso. C’è un viaggio da preparare, un hotel da prenotare con le altre famiglie, la cena della vigilia come una notte prima degli esami senza libri né i “quattro ragazzi con la chitarra”, lo smartphone da caricare al 100% per aggiornare di continuo 4Fence e scoprire lì dentro cosa succede, visto che stavolta toccherà restar fuori dal palazzetto. E così, come una Curva attende la squadra del cuore all’esterno dallo stadio, aspetterai il tuo campione sull’uscio del PlayHall al termine della sua gara, per abbracciarlo forte (tra “congiunti” si può!). E che sia reduce da una “prima diretta” o fresco di premiazione, chissenefrega. Se ha dato tutto quel che aveva, gliela vedrai brillare negli occhi la medaglia che s’è meritato.

 

Sei un maestro, e sai che essere una guida tecnica nella scherma significa sentirsi (ed esser considerato) anche un po’ mamma o papà di quegli allievi a cui insegni, al tempo stesso, come provare a vincere ma pure come si perde a testa alta, accettando una sconfitta. Con mille sacrifici, passando dalla maschera alla mascherina, in questi mesi hai avvicinato ogni tuo atleta all’appuntamento più importante di quest’alba della carriera. Ora tocca a loro. Sapranno d’avere te a fondo pedana a suggerirgli l’azione giusta, a incoraggiarli per superare le difficoltà, a consolarli al momento della delusione. Mestiere duro. Ma non lo cambieresti per nulla al mondo.

 

Sei un arbitro, e anche per te Riccione è “La Gara”. L’approcci felice d’esser invitato a una grande festa, poi l’emozione diventa adrenalina. E quando il tuo componente di Commissione ti dice che tocca a te, che sei in “terna” per la finale che assegna il titolo, capita di dover (ri)mettere un po’ d’ordine nell’anima prima della presentazione. Hai atteso che si asciugasse qualche lacrima prima del “Pronti, a voi!”, hai dato il tuo meglio mentre ti guardavano in pochi, ora hai tutti gli occhi puntati addosso. Due luci, un dubbio, paura. Tranquillo. C’è un collega esperto al video, che in quel momento è il tuo miglior amico, che ti accompagnerà alla ricostruzione giusta con un volto sereno. Anche questo è GPG.

 

Sei un Direttore di Torneo, e “La Gara” sai che devi governarla passo per passo, turno dopo turno. Ti aiutano in tanti. Sì, perché lì dentro ciascuno fa la propria parte. Ci sono i tecnici delle armi pronti a riparare ogni guasto; lo staff medico che corre da una pedana all’altra per rispondere a tutte le chiamate, che sia urgente o quasi inutile, fa nulla, non te lo faranno pesare mai; dirigenti, volontari e addetti ai lavori, ciascuno con un preciso compito. Tutti, per qualche giorno, hanno lasciato le proprie famiglie a casa, per “servirne” un’altra, la grande famiglia della scherma, e mettersi a disposizione di quei giovanissimi atleti che sono e restano i veri protagonisti d’una festa di cui ognuno, edizione dopo edizione, custodisce nitida memoria.

 

I nostri campioni, per esempio. Alla vigilia d’ogni Gran Premio Giovanissimi “Renzo Nostini” - Trofeo Kinder Joy of Moving a tutti capita d’aprire il personalissimo cassetto dei ricordi. E tra gli azzurri di oggi c’è chi ha scritto il proprio nome, anche più d’una volta, nell’albo d’oro dei tricolori Under 14, ma pure chi “La Gara” non l’ha mai vinta, e sono tanti. Così, con il sorriso d’un “mi ritorni in mente”, in molti ricordano l’umanissimo rimpianto d’una occasione mancata, non come una resa, ma come un punto di (ri)partenza per quella che sarebbe poi stata una carriera da campione, che li avrebbe portati a calcare i più prestigiosi palcoscenici internazionali. Tutto, a ben pensarci, è nato lì.

 

“Un sogno che comincia da bambini”, a dirla con una strofa della canzone delle “notti magiche”. Bentornato, GPG. Sei mancato di brutto. E persino quegli interminabili ottocentosettantuno giorni, adesso, sembrano un soffio.

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